Snake Goddess is Demeter?

More from the AIA shindig (and Stephanie Pappas, who clearly is making a name for herself in terms of coverage of archaeology of late):

A mysterious “snake goddess” painted on terracotta and discovered in Athens may actually be Demeter, the Greek goddess of the harvest.

Once linked to the worship of the dead, the goddess is flanked by two snakes on a slab of terracotta about the size of a piece of notebook paper. She has her hands up above her head, which has given her the nickname “the touchdown goddess” thanks to the resemblance of the pose to a referee’s signal. The goddess is painted in red, yellow and blue-green on a tile, with only her head molded outward in three dimensions. This unusual piece of art was found amid a jumble of gravel and other terracotta fragments in 1932 in what was once the Athenian agora, or public square.

The catch, however, is that the snake goddess isn’t originally from the agora. The gravel and figurine fragments were fill material, brought in from an unknown second location to build a path or road in the seventh century B.C.

“Not only is our snake goddess unidentified, but she’s homeless,” said study researcher Michael Laughy of Washington and Lee University in Virginia. “She got mixed up in that road gravel, presumably obtained near the site of her original shrine.” [...]

More Likely, according to Laughy’s analysis, the snake-flanked woman is both a representation of and an offering to a goddess. Votive deposits from the shrines of goddesses include pottery disks, terracotta horses, plaques and shields, as well as female figurines. These votives match the finds uncovered in Athens.

In particular, shrines devoted to Demeter and Athena, the goddess of wisdom and war, show the closest matches to the types of figurines found, Laughy said.

Demeter is a strong candidate, as there was a shrine built in her name in the seventh century mere minutes-long walk from the Athens agora, he said. It’s the only sanctuary where ancient Greeks are known to have left loom weights and spindle whorls, which are disks that weigh down spindles used for spinning thread and which are found in the Athens fill debris. What’s more, Laughy said, the spot was graded in the seventh century, which could have produced a debris pile that was then carted away to make paths in the agora.

Finally, the goddess’ serpentine companions also point to Demeter, who was particularly associated with snake iconography, Laughy said.

“Snakes and Demeter are happy together in imagery in the seventh century,” he said.

Laughy warned that the evidence linking the snake goddess and Demeter is circumstantial. However, he said, the evidence is strong that the woman is not a figure associated with death, but a goddess. If she were Demeter, the snake goddess plaque would be one of the oldest images ever found of that particular deity. [...]

…and I suspect I’m not the only one thinking about Minoan snake goddesses right now as well … and I’m now really starting to be bugged by the lack of abstracts the AIA put up for the meeting

Temple of Demeter at Selinunte?

Wonder if we’ll get more info in English on this one from ANSA:

Archaeologists have discovered what may be among the oldest remains at the ancient site of Selinunte: an ancient temple.

Inside, fragments have been found that help explain the site’s significance: an offering to Demeter, the goddess of grain and agriculture; a small flute, made of bone and dating to 570 BC; a small Corinthian vase.

These findings are critically important in helping archeologists to date the temple where they were found, to around the 6th century BC – possibly the oldest in the archaeological area of Selinunte in Sicily.

They’ve been unearthed in recent months by a team led by Clemente Marconi of New York University, working with the Department of Culture and Identity in Sicily and Selinunte Archaeological Park Together, they’ve also identified the remains of a central colonnade and nearby are pottery shards dated from around 650 BC, including a long vessel decorated with grazing animals.

The research confirms assumptions made about the history and age of temple.

Particularly significant, researchers say, was the discovery of the flute, which suggests musical performances and dances related to worship of the goddess Demeter, depicted on a series of Corinthian vases found in the area.

Researchers still hope to better understand the dimensions and the age of the temple, within the context of the full archeological site of Selinunte.

We should also note the coverage in La Repubblica:

Il rinvenimento è avvenuto durante gli scavi in corso nell’area archeologica trapanese. Gli studiosi: “È una scoperta notevole, che dimostra come la costruzione dei templi delle principali divinità della polis fosse uno degli atti eseguiti alla fondazione delle colonie e non successivo”

Ritrovati a Selinunte i resti di un tempio arcaico Una delle statuette ritrovate
I resti di un grande tempio arcaico che, alla luce dei dati stratigrafici e dei materiali archeologici risulta essere il più antico dell’area di Selinunte, sono stati ritrovati sotto il pavimento del tempio R.

Nei mesi scorsi erano già stati identificati parte del muro e del pavimento, adesso sono stati messi in luce due fori di palo di grandi dimensioni, che si possono meglio interpretare come i resti del colonnato centrale. La ceramica rinvenuta in prossimità dei fori di palo è stata datata intorno al 650-625 a. C., incluso un vaso dalla forma allungata (lekythos) di stile protocorinzio con animali che pascolano.

L’importante scoperta è avvenuta nel corso della campagna di scavi compiuta nell’ambito della convenzione tra il dipartimento dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, il Parco Archeologico di Selinunte e l’Institute of Fine Arts della New York University con l’equipe diretta dal professor Clemente Marconi.

“È un’altra scoperta eccezionale – ha detto l’assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Sebastiano Missineo – dopo quella effettuata nelle scorse settimane nella parte sud della Villa del Casale di Piazza Armerina. È la prova, se ancora ce ne fosse bisogno, che la
Sicilia è un giacimento di tesori ancora in parte inesplorato, che devono essere tutelati e conservati per non lasciarli all’incuria o, peggio, nelle mani di trafficanti senza scrupoli. Il prestigio e il valore artistico di questi ultimi ritrovamenti, ottenuti grazie a importanti collaborazioni internazionali, conferma il ruolo innovativo dei parchi archeologici nel settore dello sviluppo della cultura e della ricerca, così come dimostrano i risultati ottenuti a Selinunte”.

Le ricerche, che si sono concentrate sul Tempio R, collocato subito a sud del Tempio C, hanno confermato le ipotesi formulate negli anni passati in base all’indagine all’esterno dell’edificio. In età ellenistica, verso il 300 a. C., l’interno del tempio R – così come si evince dallo scavo – è stato colmato con uno spesso riempimento di tegole, terra e anfore da trasporto, alto più di un metro.

Il risultato è stato di avere integralmente sigillato i livelli arcaici e classici del Tempio R, facendo oggi ritrovare perfettamente conservato il piano pavimentale del V sec., con abbondanti tracce di incendio, devastazione, e nel quale si sono rinvenute punte di frecce, riferibili alla presa cartaginese della città nel 409 a. C ma anche i frammenti di una lekythos attica a fondo bianco (ca. 480 a. C.) confrontabile in stile con analoghe opere del pittore Douris, o i frammenti delle terrecotte architettoniche policrome del Tempio C e di altri edifici arcaici dell’Acropoli.

Ancor meglio leggibile è il piano pavimentale di età arcaica: questo includeva, accuratamente incastrata nel pavimento all’interno della cella, una statuetta in terracotta della dea del tempio (più probabilmente Demetra), con basso polos e ampio mantello, databile con precisione agli anni intorno al 570 a. C. Contro i muri est e sud dell’edificio, all’interno della cella, sono state rinvenute numerose offerte votive che includono un numero significativo di vasi con funzione rituale, ceramica importata e terrecotte figurate, armi in ferro e in bronzo, ed elementi di ornamento personale, come braccialetti e vaghi di collana o un pendente configurato a torello di produzione egizia o fenicia.

Particolarmente significativo, tra queste offerte votive, un flauto in osso, ben conservato per due terzi della lunghezza originaria, e deposto attorno al 570 a. C. assieme ad un piccolo vaso corinzio. La dedica del flauto fa chiaramente riferimento a spettacoli musicali e danze collegate al culto della dea, raffigurate su una serie di vasi corinzi dedicati nell’area del Tempio R.

“I recenti scavi – ha spiegato Caterina Greco, dirigente responsabile del parco archeologico di Selinunte – hanno prodotto risultati della massima importanza per la nostra conoscenza non solo dell’area di studio, ma anche e soprattutto della storia del sito archeologico nella sua totalità. Si tratta di un recupero straordinario realizzato con fondi della New York University e con il coordinamento della direzione del Parco, una sinergia che a Selinunte ha prodotto i primi frutti di un moderno modello di gestione dell’indagine scientifica. Un apprezzamento, inoltre, alla squadra guidata dal professor Marconi, in cui operano fianco a fianco archeologi, architetti, antropologi, restauratori, disegnatori, esperti informatici, un gruppo in grado di elaborare e di disporre in tempo reale dei dati giornalmente acquisiti sul campo”.

“Questo predecessore del Tempio R – conclude Clemente Marconi, professore all’Institute of Fine Arts della New York University e responsabile dello scavo per la parte americana – è al momento il tempio più antico di Selinunte, e uno dei templi più antichi fin qui scavati in Sicilia. Le ulteriori ricerche potranno fornire ulteriori chiarimenti circa le dimensioni e la pianta dell’edificio: si tratta comunque di una scoperta notevole, che dimostra come la costruzione dei templi delle principali divinità della polis fosse uno degli atti eseguiti alla fondazione delle colonie, e non piuttosto un fenomeno di una o due generazioni più tardi, come suggerito dalla letteratura più recente”.

… which includes a photo of one of the finds (presumably the statue that is being identified as Demeter and lending its name to the temple). Among other finds made at the site (which is designated Temple R, and is south of Temple C, for those of you familiar with the site … I think this was the last place I used a camera which had film), there are piles of arrowheads, a lekythos in the style of Douris, and a bone flute dating to the early sixth century B.C..

The ruins at Selinunte (a.k.a. Selinus)  are definitely impressive, but not much seems to have gone on there after the Carthaginians sacked the placed in the third century B.C.. The Institute of Fine Arts has been digging there for a while, as has Clemente Marconi