Temple of Demeter at Selinunte?

Wonder if we’ll get more info in English on this one from ANSA:

Archaeologists have discovered what may be among the oldest remains at the ancient site of Selinunte: an ancient temple.

Inside, fragments have been found that help explain the site’s significance: an offering to Demeter, the goddess of grain and agriculture; a small flute, made of bone and dating to 570 BC; a small Corinthian vase.

These findings are critically important in helping archeologists to date the temple where they were found, to around the 6th century BC – possibly the oldest in the archaeological area of Selinunte in Sicily.

They’ve been unearthed in recent months by a team led by Clemente Marconi of New York University, working with the Department of Culture and Identity in Sicily and Selinunte Archaeological Park Together, they’ve also identified the remains of a central colonnade and nearby are pottery shards dated from around 650 BC, including a long vessel decorated with grazing animals.

The research confirms assumptions made about the history and age of temple.

Particularly significant, researchers say, was the discovery of the flute, which suggests musical performances and dances related to worship of the goddess Demeter, depicted on a series of Corinthian vases found in the area.

Researchers still hope to better understand the dimensions and the age of the temple, within the context of the full archeological site of Selinunte.

We should also note the coverage in La Repubblica:

Il rinvenimento è avvenuto durante gli scavi in corso nell’area archeologica trapanese. Gli studiosi: “È una scoperta notevole, che dimostra come la costruzione dei templi delle principali divinità della polis fosse uno degli atti eseguiti alla fondazione delle colonie e non successivo”

Ritrovati a Selinunte i resti di un tempio arcaico Una delle statuette ritrovate
I resti di un grande tempio arcaico che, alla luce dei dati stratigrafici e dei materiali archeologici risulta essere il più antico dell’area di Selinunte, sono stati ritrovati sotto il pavimento del tempio R.

Nei mesi scorsi erano già stati identificati parte del muro e del pavimento, adesso sono stati messi in luce due fori di palo di grandi dimensioni, che si possono meglio interpretare come i resti del colonnato centrale. La ceramica rinvenuta in prossimità dei fori di palo è stata datata intorno al 650-625 a. C., incluso un vaso dalla forma allungata (lekythos) di stile protocorinzio con animali che pascolano.

L’importante scoperta è avvenuta nel corso della campagna di scavi compiuta nell’ambito della convenzione tra il dipartimento dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, il Parco Archeologico di Selinunte e l’Institute of Fine Arts della New York University con l’equipe diretta dal professor Clemente Marconi.

“È un’altra scoperta eccezionale – ha detto l’assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Sebastiano Missineo – dopo quella effettuata nelle scorse settimane nella parte sud della Villa del Casale di Piazza Armerina. È la prova, se ancora ce ne fosse bisogno, che la
Sicilia è un giacimento di tesori ancora in parte inesplorato, che devono essere tutelati e conservati per non lasciarli all’incuria o, peggio, nelle mani di trafficanti senza scrupoli. Il prestigio e il valore artistico di questi ultimi ritrovamenti, ottenuti grazie a importanti collaborazioni internazionali, conferma il ruolo innovativo dei parchi archeologici nel settore dello sviluppo della cultura e della ricerca, così come dimostrano i risultati ottenuti a Selinunte”.

Le ricerche, che si sono concentrate sul Tempio R, collocato subito a sud del Tempio C, hanno confermato le ipotesi formulate negli anni passati in base all’indagine all’esterno dell’edificio. In età ellenistica, verso il 300 a. C., l’interno del tempio R – così come si evince dallo scavo – è stato colmato con uno spesso riempimento di tegole, terra e anfore da trasporto, alto più di un metro.

Il risultato è stato di avere integralmente sigillato i livelli arcaici e classici del Tempio R, facendo oggi ritrovare perfettamente conservato il piano pavimentale del V sec., con abbondanti tracce di incendio, devastazione, e nel quale si sono rinvenute punte di frecce, riferibili alla presa cartaginese della città nel 409 a. C ma anche i frammenti di una lekythos attica a fondo bianco (ca. 480 a. C.) confrontabile in stile con analoghe opere del pittore Douris, o i frammenti delle terrecotte architettoniche policrome del Tempio C e di altri edifici arcaici dell’Acropoli.

Ancor meglio leggibile è il piano pavimentale di età arcaica: questo includeva, accuratamente incastrata nel pavimento all’interno della cella, una statuetta in terracotta della dea del tempio (più probabilmente Demetra), con basso polos e ampio mantello, databile con precisione agli anni intorno al 570 a. C. Contro i muri est e sud dell’edificio, all’interno della cella, sono state rinvenute numerose offerte votive che includono un numero significativo di vasi con funzione rituale, ceramica importata e terrecotte figurate, armi in ferro e in bronzo, ed elementi di ornamento personale, come braccialetti e vaghi di collana o un pendente configurato a torello di produzione egizia o fenicia.

Particolarmente significativo, tra queste offerte votive, un flauto in osso, ben conservato per due terzi della lunghezza originaria, e deposto attorno al 570 a. C. assieme ad un piccolo vaso corinzio. La dedica del flauto fa chiaramente riferimento a spettacoli musicali e danze collegate al culto della dea, raffigurate su una serie di vasi corinzi dedicati nell’area del Tempio R.

“I recenti scavi – ha spiegato Caterina Greco, dirigente responsabile del parco archeologico di Selinunte – hanno prodotto risultati della massima importanza per la nostra conoscenza non solo dell’area di studio, ma anche e soprattutto della storia del sito archeologico nella sua totalità. Si tratta di un recupero straordinario realizzato con fondi della New York University e con il coordinamento della direzione del Parco, una sinergia che a Selinunte ha prodotto i primi frutti di un moderno modello di gestione dell’indagine scientifica. Un apprezzamento, inoltre, alla squadra guidata dal professor Marconi, in cui operano fianco a fianco archeologi, architetti, antropologi, restauratori, disegnatori, esperti informatici, un gruppo in grado di elaborare e di disporre in tempo reale dei dati giornalmente acquisiti sul campo”.

“Questo predecessore del Tempio R – conclude Clemente Marconi, professore all’Institute of Fine Arts della New York University e responsabile dello scavo per la parte americana – è al momento il tempio più antico di Selinunte, e uno dei templi più antichi fin qui scavati in Sicilia. Le ulteriori ricerche potranno fornire ulteriori chiarimenti circa le dimensioni e la pianta dell’edificio: si tratta comunque di una scoperta notevole, che dimostra come la costruzione dei templi delle principali divinità della polis fosse uno degli atti eseguiti alla fondazione delle colonie, e non piuttosto un fenomeno di una o due generazioni più tardi, come suggerito dalla letteratura più recente”.

… which includes a photo of one of the finds (presumably the statue that is being identified as Demeter and lending its name to the temple). Among other finds made at the site (which is designated Temple R, and is south of Temple C, for those of you familiar with the site … I think this was the last place I used a camera which had film), there are piles of arrowheads, a lekythos in the style of Douris, and a bone flute dating to the early sixth century B.C..

The ruins at Selinunte (a.k.a. Selinus)  are definitely impressive, but not much seems to have gone on there after the Carthaginians sacked the placed in the third century B.C.. The Institute of Fine Arts has been digging there for a while, as has Clemente Marconi

Surveying Philosophiana

Philosophiana is the modern ‘Sofiana’ which has been archaeologically poked and prodded for the past fifty years or so … just down the road from Piazza Armerina … from SiciliInformazioni comes news of plans for another survey there:

Da oltre 15 giorni è presente a Mazzarino una spedizione di archeologi che proviene da un progetto di collaborazione internazionale tra le Università di Cambridge, Siena, Messina e Filadelfia. Obiettivo: analizzare il sito romano di Philosophiana. “Il sito romano di Philosophiana (c.da Sofiana, Mazzarino – CL), che ha vissuto quasi mezzo secolo di intermittente attività archeologica, dalle prime ricerche di Dinu Adamesteanu degli anni ’50 a quelle
condotte più di recente dalla Soprintendenza di Caltanisetta, riveste una notevole importanza dal punto di vista archeologico. La sua vicinanza alla grande villa romana del Casale di Piazza Armerina- afferma il prof. Emanuele Vaccaro, uno dei coordinatori della spedizione- , una delle più ricche del Mediterraneo, la sua lunga storia occupazionale (dall’Età del Bronzo fino al XIII secolo d.C.) e le sue complesse funzioni (mercato, stazione di sosta lungo la viabilità, luogo per la riscossione delle tasse, abitato) lo rendono fondamentale non solo per lo studio della Sicilia romana, ma anche per le tematiche più generali riguardanti il controllo del territorio, l’economia latifondistica e le reti commerciali”. Il progetto, parte integrante di uno specifico Protocollo d’intesa stipulato nel 2009 tra la Soprintendenza di Caltanissetta, l’Università di Messina e la Cornell University, consiste in un articolato programma di studio, ricognizione e scavo attuato per più fasi e si pone i seguenti obiettivi generali: comprensione dell’evoluzione cronologica e funzionale del sito dall’Età del Bronzo in poi; studio delle relazioni tra il sito ed il territorio circostante nelle diverse epoche di vita; definizione del suo ruolo quale luogo di scambi; utilizzo del sito quale campione per meglio intendere le relazioni di controllo nel sistema insediativo romano e le relazioni tra questo e l’organizzazione del fisco. Il raggiungimento di questi obiettivi viene attuato attraverso le seguenti attività: studio e pubblicazione dei materiali inediti dei vecchi scavi; ricognizione intensiva e sistematica all’interno del sito; prospezione geofisica del sito per determinarne l’esatta estensione e la planimetria generale anche attraverso piccoli saggi di controllo; ricognizione di superficie nel territorio circostante; eventuale scavo estensivo di una o più aree. L’attività in corso svolgimento nella campagna del 2010 consiste: nell’avvio delle ricognizioni nel territorio circostante il sito; nel proseguimento delle prospezioni geofisiche all’interno del sito; nell’effettuazione di una serie di piccoli saggi di controllo dei risultati delle prospezioni geofisiche effettuate nel 2009 all’interno del sito. Il Team di progetto è costituito dai responsabili scientifici Prof. Gioacchino Francesco La Torre (Università di Messina) e Prof.ssa Kimberly Bowes (già Cornell University, dal 2010 Pennsylvania University, Philadelphia – USA), dai responsabili operativi Dott. Emanuele Vaccaro (Cambridge University – UK) e Dott.ssa Mariaelena Ghisleni (Università di Siena) e da studenti e collaboratori delle Università di Messina, Grosseto, Cambridge e Pennsylvania; il coordinamento delle attività è affidato alla Dott.ssa Rosalba Panvini, Soprintendente BB.CC. di Caltanissetta, e alla Dott.ssa Carla Guzzone, dirigente del Servizio Beni Archeologici della Soprintendenza di Caltanissetta.

Roman Shipwreck near Panarea

Vulcano and the Aeolian Islands.
Image via Wikipedia

Starting the summer blogging season with a brief item from ANSA:

The wreck of a Roman ship from the first century AD which is still whole and has over 500 wide-mouthed amphorae onboard has been discovered to the south of the island of Panarea. The discovery, which was made by the Sea Superintendence together with the American Foundation ‘Aurora Trust’ and the support of the Environment Ministry, was illustrated in a press conference this morning in Palermo by the Regional Councillor for Cultural Heritage, Gaetano Armao, and by the Superintendent, Sebastiano Tusa. ”From the first surveys,” said Tusa, ”we can establish that it is a merchant shipping measuring around 25 metres, in perfect condition, which transported fruit and vegetables from Sicily to the markets in the north. The style of the amphorae is in fact typical of the ‘workshops’ of the island and of southern Italy. The merchant ship was identified with the use of a wire-controlled ‘Rov’ video camera. Now the campaign in the Aeolian islands will proceed with ”research carried out,” explains Tusa, ”with particularly sophisticated robots which will allow us to better contextualise the wreck in time and space.” The ship might not be the only one: on the seabed of Panarea there is believed to be another ship. ”Traces have been found,” concluded Tusa, ”of a second wreck that has not yet been identified. Research will be carried out in this direction.” The amphorae are the Dressel 21-22 type, datable to the first century AD, made in Lazio and used for the transport of Garum (a popular sauce in Roman times), fresh and dried fruit, as well as various types of cereals. The amphorae were found placed in a slightly different position to their original one on the ship. They are in fact lying on one side. This would indicate that the ship, sliding along the seabed, came to rest leaning on one side.

via ROMAN SHIPWRECK DISCOVERED NEAR AEOLIAN ISLANDS | ANSA.