Artemis (?) from Montereggi

This one’s a bit more interesting than the one which follows, and has quite a bit more detail. It details recent finds at the Etruscan site at Montereggi/Limite sull’Arno (not sure what the actual town is called), including this:

via Nove da Firenze

… which is a roof detail dating to the mid-sixth century B.C. or thereabouts, possibly depicting Artemis, and which was found ‘ritually deposited’ in some sort of tank/cistern. Remains of a temple dating to the 4th/3rd century B.C. were also found.

Here’s most of it:

Il primo tra questi consiste nel rinvenimento, all’interno di una grande cisterna, già nota da tempo per appartenere ad una casa etrusca di notevoli dimensioni (oltre 400 metri quadrati) di una lastra in terracotta con la testa di una donna velata, realizzata in altorilievo. L’immagine femminile ha i capelli raccolti sulla fronte, e mostra due orecchini ed una collana nell’impostazione classica di queste terracotte architettoniche, secondo un modello noto già nel V secolo a. C..
Il pezzo rinvenuto a Montereggi, per la presenza di volute in foglia d’acanto, può essere datato ad epoca posteriore, ed in particolare attorno alla metà del VI secolo a. C.

Si tratta di un elemento quadrangolare da fissare sull’architrave o sugli elementi rampanti del tetto di un tempio: la lieve rotazione del volto verso sinistra, chiarisce che era stata fabbricata per essere posta in posizione frontale, nella parte destra, rispetto a chi guardava, dell’architrave.
La lastra figurata è stata rinvenuta sul fondo della cisterna, a 7,5 metri di profondità, ove evidentemente era stata depositata con cura.
“La lastra architettonica giaceva sul fondo della cisterna: collocata sopra un letto di ciottoli bianchi, che avevano probabilmente la funzione di filtrare l’acqua captata dalla struttura ed era protetta da alcune pietre. Si tratta, quindi, di una deposizione rituale, grazie alla quale essa si è conservata pressoché integra. Alla figura, che potrebbe anche celare un riferimento ad Artemide – la dea dalla quale avrebbero preso il nome gli Artemini, gli etruschi di Artimino, nel cui territorio (chora) stava Montereggi -, doveva perciò avere la funzione di proteggere l’acqua della cisterna. Non ho al momento riscontri precisi su questo documento, se non la sua evidente derivazione da modelli più antichi, e la sensazione di una possibile connessione con i prodotti artistici della Magna Grecia che, in quel periodo, diffondevano l’incipiente gusto ellenistico. La rarità morfologica ed il suo eccezionale stato di conservazione fanno di questa lastra architettonica un ritrovamento di inestimabile valore per il territorio di limitese e per le collezioni del Museo Archeologico di Montelupo”, afferma Fausto Berti, direttore del Sistema Museale di Montelupo.

Ma la campagna di scavo condotta dal Museo Archeologico di Montelupo, in collaborazione con l’Università di Siena, sul sito dell’antico abitato etrusco di Montereggi non ha riservato solo questa gradita sorpresa. Nel corso degli scavi sono state rinvenute infatti anche tracce consistenti di un edificio templare, ben segnalate dalle basi di colonna e dalle murature che lo caratterizzano, oltre all’ampio spazio aperto sul quale si colloca, riconoscibile come la piazza (l’agorà) posta nel punto più elevato dell’abitato.

“La costruzione è da riferire al periodo ellenistico poiché le sue fondazioni hanno restituito ceramiche di IV e III secolo a.C. E’ proprio la profondità della fossa entro la quale è stato costruito il muro perimetrale destro di questa struttura a segnalarci la sua probabile appartenenza ad un edificio di culto: l’ampiezza della fondazione, sconosciuta alle case private, serve infatti a contenere la spinta del grande tetto templare, caratterizzato da uno spiovente di circa dieci metri. Un ritrovamento simile ha meravigliato anche noi, anche se da tempo siamo consapevoli che l’abitato di Montereggi rappresenta un importante centro etrusco che, dall’apice della collina omonima si estendeva fino alla pianura, dove ora è la strada provinciale. Nel corso di un saggio effettuato nel 2008 proprio nei pressi di quella via di comunicazione sono infatti venute alla luce sotto circa 5 metri dall’attuale piano di campagna importanti accumuli di ceramica databili tra VI e V secolo avanti Cristo, tra i quali spicca una grande oinochoe in figulina ed una Kilyx in bucchero, ora esposti al Museo Archeologico di Montelupo”.

“La concreta collaborazione tra i comuni di Capraia e Limite e Montelupo Fiorentino – prosegue Berti – unitamente all’azione di sostegno della Soprintendenza Archeologica per la Toscana, esercitata dal funzionario competente per territorio, dottoressa Lorella Alderighi e dell’Università degli Studi di Siena, ha permesso di ottenere questi importanti risultati, che si concretano anche nelle nuove dimensioni che adesso caratterizzano il Parco Archeologico di Montereggi, inserito recentemente anche in un percorso ben segnalato e dotato di pannelli esplicativi. Lo scavo è sempre un’opera collettiva: esso necessita dell’ausilio di persone in grado di dirigerlo e realizzarlo in tutti i suoi aspetti per cogliere gli obbiettivi scientifici che gli sono propri. Senza mettere in campo un’organizzazione museale ben radicata sul territorio è poi impossibile cogliere le molteplici opportunità culturali e sociali che offre l’indagine archeologica ad una comunità locale attraverso la valorizzazione delle testimonianze (strutturali e non) rinvenute.
In questo caso ho la fortuna di poter contare non soltanto su giovani archeologi bravi ed appassionati, ma anche su veri e propri maestri dello scavo stratigrafico, quali il prof. Pino Fenu, e sugli esponenti della cooperativa Ichnos Lorenzo Cecchini e Andrea Violetti; Francesco Cini ha da parte sua consolidato e svuotato la cisterna, consentendo così il ritrovamento della lastra architettonica. Tutte le nostre operazioni, inoltre, sono state supportate dal Gruppo Archeologico di Montelupo, grazie all’opera indefessa di Luciano Bellucci, che, come sempre, non ha perso neppure un giorno di scavo. Tutta questa squadra, ormai ben sperimentata, lavora adesso a pieno ritmo, ed è sempre più decisa a dimostrare definitivamente ciò che ormai appare più che probabile: l’esser stato cioè l’attuale Limite sull’Arno l’erede di un abitato etrusco di notevoli dimensioni, dal quale ha tratto la sua inconfondibile tradizione, il suo rapporto con il fiume e con i boschi del Montalbano, in una parola il più antico porto fluviale ed il maggior centro della cantieristica interna dell’antichità toscana”.

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