Capitoline She-Wolf: 12th Century

I’m kind of confused why this didn’t get picked up in more sources and am dismayed at the lack of

Lupa Capitolina: she-wolf with Romulus and Rem...
Lupa Capitolina: she-wolf with Romulus and Remus. Bronze, 12th century ADhttp://news.bbc.co.uk/1/hi/world/europe/7499469.stm, 5th century BC (the twins are a 15th-century addition). (Photo credit: Wikipedia)

detail … the original comes from Corriere della Sera:

Più giovane di 17 secoli. La Lupa capitolina, statua simbolo di Roma, raffigurata mentre allatta i gemelli Romolo e Remo, è stata scolpita nel Medioevo. Cioè 1.700 anni più tardi di quanto di era ritenuto finora: la scultura dunque non è etrusca, non è stata realizzata nel V secolo avanti Cristo. ma tra l’XI e il XII dopo Cristo. DUE SECOLI DI DIBATTITO – Sono gli studi più recenti condotti sulla Lupa a chiudere la querelle sulla sua datazione, che anche di recente ha diviso restauratori e storici dell’arte. Ne hanno dato conto in una conferenza stampa il direttore dei Musei capitolini Claudio Parisi Presicce, dove la statua è conservata, il sovrintendente ai Beni culturali Umberto Broccoli e l’assessore alla Cultura del Campidoglio Dino Gasperini. «La tesi – ha spiegato quest’ultimo – è che sia la copia medievale di un originale etrusco». «Il dibattito scientifico dura da secoli, almeno da Winckelmann in poi – ha commentato Broccoli – e a mio parere una risposta definitiva non verrà mai, perché ci sarà sempre una forchetta di oscillazione temporale. Però certamente è stata fatta molta chiarezza in più». Il sovrintendente Umberto BroccoliIl sovrintendente Umberto Broccoli IL RUOLO DELLA SCIENZA – Per cambiare la data di nascita della Lupa, gli esami sono iniziati 1996, con l’avvio del restauro, e sono proseguiti tra il 2009 ed il 2011. La tecnica della spettrometria di massa con acceleratore ha permesso di estrarre e analizzare campioni organici adatti alla datazione con il radiocarbonio. In particolare sono stati esaminati numerosi campioni di resti vegetali dalle terre di fusione utilizzate per realizzare la statua. Da questi test sono emersi una serie di dati che hanno consentito, tramite una combinazione statistica, di spostare l’origine della Lupa al medioevo. L’università del Salento, che ha eseguito le analisi, ritiene che ] Più giovane di 17 secoli. La Lupa capitolina, statua simbolo di Roma, raffigurata mentre allatta i gemelli Romolo e Remo, è stata scolpita nel Medioevo. Cioè 1.700 anni più tardi di quanto di era ritenuto finora: la scultura dunque non è etrusca, non è stata realizzata nel V secolo avanti Cristo. ma tra l’XI e il XII dopo Cristo.

DUE SECOLI DI DIBATTITO – Sono gli studi più recenti condotti sulla Lupa a chiudere la querelle sulla sua datazione, che anche di recente ha diviso restauratori e storici dell’arte. Ne hanno dato conto in una conferenza stampa il direttore dei Musei capitolini Claudio Parisi Presicce, dove la statua è conservata, il sovrintendente ai Beni culturali Umberto Broccoli e l’assessore alla Cultura del Campidoglio Dino Gasperini. «La tesi – ha spiegato quest’ultimo – è che sia la copia medievale di un originale etrusco». «Il dibattito scientifico dura da secoli, almeno da Winckelmann in poi – ha commentato Broccoli – e a mio parere una risposta definitiva non verrà mai, perché ci sarà sempre una forchetta di oscillazione temporale. Però certamente è stata fatta molta chiarezza in più».

IL RUOLO DELLA SCIENZA – Per cambiare la data di nascita della Lupa, gli esami sono iniziati 1996, con l’avvio del restauro, e sono proseguiti tra il 2009 ed il 2011. La tecnica della spettrometria di massa con acceleratore ha permesso di estrarre e analizzare campioni organici adatti alla datazione con il radiocarbonio. In particolare sono stati esaminati numerosi campioni di resti vegetali dalle terre di fusione utilizzate per realizzare la statua. Da questi test sono emersi una serie di dati che hanno consentito, tramite una combinazione statistica, di spostare l’origine della Lupa al medioevo. L’università del Salento, che ha eseguito le analisi, ritiene che l’attribuzione all’XI-XII secolo sia attendibile al 95,4%.

The only English coverage so far, oddly enough, is in Gulf Times:

A study has shown that the Capitoline Wolf, a bronze statue representing Ancient Rome’s most famous symbol, was probably sculpted during the Middle Ages, some 17 centuries later than what has long been thought, media reports said yesterday.
Researchers at the University of Salento, who carried out radiocarbon and thermoluminescence tests, believe the statue dates from around the 12th century AD and not the 5th BC, daily Corriere della Sera said.
The statue, which is kept at Rome’s Capitoline Musuems, depicts a she-wolf suckling human twins.
The pair represent Romulus and Remus, brothers who, according to legend, founded Rome in 753 BC.
Most experts believe the twins were added in the late 15th century AD, probably by the sculptor Antonio Pollaiolo.
However, the she-wolf was thought to have been a much older work, possibly pillaged by conquering Roman soldiers and then used as a symbol of the founding myth of their city.
“(Now) the thesis is that it is medieval copy of an original Etruscan work,” Rome’s municipality supervisor for culture, Umberto Broccoli, said at a news conference.
Broccoli noted that 18th-century German art historian Johann Joachim Winckelmann had first attributed – based on how the wolf’s fur was depicted – the statue to an Etruscan maker in the 5th century BC.
“The scientific debate has lasted for centuries, at least from Winckelmann onwards and it is my opinion that we will never have a definitive answer,” Broccoli said.
However, the latest study had brought “much more clarity”, Broccoli added.

This seems to be a followup to a little brouhaha that rearose back in November (see, e.g., in the Telegraph: Romulus and Remus symbol of Rome could be medieval replica) which I don’t think we got around to blogging about. Folks should read Dorothy King’s post from the time: The Capitoline Lupercalia … I think the objections remain. The Corriere della Sera piece mentions radiocarbon dating again, but they’ve done some statistical shifting (i.e. it doesn’t appear they’ve done new tests, but they’ve fudged the numbers … I can’t really find anything on this at the USalento site). The Gulf piece mentions thermoluminescence as well, but I’m not sure how that would apply in this situation. Whatever the case, we seem to be on the cusp of turning the Capitoline She Wolf into the Shroud of Turin of the Classics set …

Folks might also be interested in a couple of posts from 2006:

Artemis (?) from Montereggi

This one’s a bit more interesting than the one which follows, and has quite a bit more detail. It details recent finds at the Etruscan site at Montereggi/Limite sull’Arno (not sure what the actual town is called), including this:

via Nove da Firenze

… which is a roof detail dating to the mid-sixth century B.C. or thereabouts, possibly depicting Artemis, and which was found ‘ritually deposited’ in some sort of tank/cistern. Remains of a temple dating to the 4th/3rd century B.C. were also found.

Here’s most of it:

Il primo tra questi consiste nel rinvenimento, all’interno di una grande cisterna, già nota da tempo per appartenere ad una casa etrusca di notevoli dimensioni (oltre 400 metri quadrati) di una lastra in terracotta con la testa di una donna velata, realizzata in altorilievo. L’immagine femminile ha i capelli raccolti sulla fronte, e mostra due orecchini ed una collana nell’impostazione classica di queste terracotte architettoniche, secondo un modello noto già nel V secolo a. C..
Il pezzo rinvenuto a Montereggi, per la presenza di volute in foglia d’acanto, può essere datato ad epoca posteriore, ed in particolare attorno alla metà del VI secolo a. C.

Si tratta di un elemento quadrangolare da fissare sull’architrave o sugli elementi rampanti del tetto di un tempio: la lieve rotazione del volto verso sinistra, chiarisce che era stata fabbricata per essere posta in posizione frontale, nella parte destra, rispetto a chi guardava, dell’architrave.
La lastra figurata è stata rinvenuta sul fondo della cisterna, a 7,5 metri di profondità, ove evidentemente era stata depositata con cura.
“La lastra architettonica giaceva sul fondo della cisterna: collocata sopra un letto di ciottoli bianchi, che avevano probabilmente la funzione di filtrare l’acqua captata dalla struttura ed era protetta da alcune pietre. Si tratta, quindi, di una deposizione rituale, grazie alla quale essa si è conservata pressoché integra. Alla figura, che potrebbe anche celare un riferimento ad Artemide – la dea dalla quale avrebbero preso il nome gli Artemini, gli etruschi di Artimino, nel cui territorio (chora) stava Montereggi -, doveva perciò avere la funzione di proteggere l’acqua della cisterna. Non ho al momento riscontri precisi su questo documento, se non la sua evidente derivazione da modelli più antichi, e la sensazione di una possibile connessione con i prodotti artistici della Magna Grecia che, in quel periodo, diffondevano l’incipiente gusto ellenistico. La rarità morfologica ed il suo eccezionale stato di conservazione fanno di questa lastra architettonica un ritrovamento di inestimabile valore per il territorio di limitese e per le collezioni del Museo Archeologico di Montelupo”, afferma Fausto Berti, direttore del Sistema Museale di Montelupo.

Ma la campagna di scavo condotta dal Museo Archeologico di Montelupo, in collaborazione con l’Università di Siena, sul sito dell’antico abitato etrusco di Montereggi non ha riservato solo questa gradita sorpresa. Nel corso degli scavi sono state rinvenute infatti anche tracce consistenti di un edificio templare, ben segnalate dalle basi di colonna e dalle murature che lo caratterizzano, oltre all’ampio spazio aperto sul quale si colloca, riconoscibile come la piazza (l’agorà) posta nel punto più elevato dell’abitato.

“La costruzione è da riferire al periodo ellenistico poiché le sue fondazioni hanno restituito ceramiche di IV e III secolo a.C. E’ proprio la profondità della fossa entro la quale è stato costruito il muro perimetrale destro di questa struttura a segnalarci la sua probabile appartenenza ad un edificio di culto: l’ampiezza della fondazione, sconosciuta alle case private, serve infatti a contenere la spinta del grande tetto templare, caratterizzato da uno spiovente di circa dieci metri. Un ritrovamento simile ha meravigliato anche noi, anche se da tempo siamo consapevoli che l’abitato di Montereggi rappresenta un importante centro etrusco che, dall’apice della collina omonima si estendeva fino alla pianura, dove ora è la strada provinciale. Nel corso di un saggio effettuato nel 2008 proprio nei pressi di quella via di comunicazione sono infatti venute alla luce sotto circa 5 metri dall’attuale piano di campagna importanti accumuli di ceramica databili tra VI e V secolo avanti Cristo, tra i quali spicca una grande oinochoe in figulina ed una Kilyx in bucchero, ora esposti al Museo Archeologico di Montelupo”.

“La concreta collaborazione tra i comuni di Capraia e Limite e Montelupo Fiorentino – prosegue Berti – unitamente all’azione di sostegno della Soprintendenza Archeologica per la Toscana, esercitata dal funzionario competente per territorio, dottoressa Lorella Alderighi e dell’Università degli Studi di Siena, ha permesso di ottenere questi importanti risultati, che si concretano anche nelle nuove dimensioni che adesso caratterizzano il Parco Archeologico di Montereggi, inserito recentemente anche in un percorso ben segnalato e dotato di pannelli esplicativi. Lo scavo è sempre un’opera collettiva: esso necessita dell’ausilio di persone in grado di dirigerlo e realizzarlo in tutti i suoi aspetti per cogliere gli obbiettivi scientifici che gli sono propri. Senza mettere in campo un’organizzazione museale ben radicata sul territorio è poi impossibile cogliere le molteplici opportunità culturali e sociali che offre l’indagine archeologica ad una comunità locale attraverso la valorizzazione delle testimonianze (strutturali e non) rinvenute.
In questo caso ho la fortuna di poter contare non soltanto su giovani archeologi bravi ed appassionati, ma anche su veri e propri maestri dello scavo stratigrafico, quali il prof. Pino Fenu, e sugli esponenti della cooperativa Ichnos Lorenzo Cecchini e Andrea Violetti; Francesco Cini ha da parte sua consolidato e svuotato la cisterna, consentendo così il ritrovamento della lastra architettonica. Tutte le nostre operazioni, inoltre, sono state supportate dal Gruppo Archeologico di Montelupo, grazie all’opera indefessa di Luciano Bellucci, che, come sempre, non ha perso neppure un giorno di scavo. Tutta questa squadra, ormai ben sperimentata, lavora adesso a pieno ritmo, ed è sempre più decisa a dimostrare definitivamente ciò che ormai appare più che probabile: l’esser stato cioè l’attuale Limite sull’Arno l’erede di un abitato etrusco di notevoli dimensioni, dal quale ha tratto la sua inconfondibile tradizione, il suo rapporto con il fiume e con i boschi del Montalbano, in una parola il più antico porto fluviale ed il maggior centro della cantieristica interna dell’antichità toscana”.

Etruscan House from Grosseto: Followup

We’re getting a few more details on that Etruscan house find at Grosseto which we mentioned last week … here’s an excerpt from ANSA’s coverage:

Following an initial excavation of two weeks, the archaeological team revealed details of the earliest discoveries.

The building’s walls were made of blocks of dried clay, the first ever example of Etruscan-made brick, said Rafanelli. Clay plaster was also found, along with a door handle and the remains of bronze furniture. Of particular interest is the basement of the house. Built of drystone this was apparently used as a cellar for storing food supplies. A massive pitcher which stood in the corner of the main room was used to hold grain.

Other finds include the original flooring of the house, made of crushed earthenware plaster, along with remains of vases, amphorae and plates painted black.

A large quantity of metal nails in the house, along with their placements, indicates the main room might have once contained a kind of mezzanine level built from wooden beams. Six Roman and Etruscan coins discovered on a small alter inside the structure suggest it collapsed in 79 BC, during a period of war sparked by the Roman general Lucius Cornelius Sulla.

Experts believe the building, which was used both as a home and for commercial activity, belonged to a wealthy and influential family at the time of its collapse. The variety of styles discovered so far indicates it was extended and renovated several times during its three centuries of existence. “The building was part of the ancient town of Vetulonia and is much older than other sections of the town uncovered so far,” said Rafanelli. “We also want to work towards transforming this building into an open air museum,” she added, promising the excavations would continue.

via Etruscan home ‘unique discovery’ | ANSA.it.

Tarquinian Reggia from Gabii?

This one’s working its way through the Italian press … a sixth century (B.C.) edifice which includes an image associated with the Tarquins. Also of interest is evidence of ritual foundation sacrifice and the burial of five (non-sacrificed?) children under the foundations as well.  Il Messaggero seems to have the best coverage so far:

Gli archeologi la considerano una testimonianza unica e straordinaria. In tutta Italia ne esistono forse una decina di esempi. E’ stata riportata alla luce a Gabii, venti chilometri a sud di Roma la casa del rex della città antica. I muri delle stanze sono integri, un particolare quasi senza precedenti per l’epoca, e la dimora è composta da tre stanze non comunicanti tra loro che, con tutta probabilità erano affacciate su un grande portico e che erano gli ambienti della casa destinati al culto. I muri erano intonacati e dipinti. Sotto il pavimento in pietra sono state ritrovate intatte, le fosse di sacrifici rituali fatti per inaugurare il cantiere. In cinque di queste i corpi di altrettanti bimbi nati morti. «Non si tratta di sacrifici umani», precisano concordi il sovrintendente archeologo Angelo Bottini e il professor Marco Fabbri. Indizio però che si trattava di una casa molto importante.

Gli archeologi della sovrintendenza di Roma e quelli dell’università di Tor Vergata che insieme l’hanno riportata alla luce tra settembre e dicembre 2009 sono convinti che si tratti della casa dei Tarquini a Gabii, una reggia costruita nel sesto secolo a.C., forse su un edificio preesistente. Era una reggia sfarzosa con un tetto decorato da statue e da un fregio in terracotta riconducibile alla famiglia dei Tarquini.

L’ipotesi è che vi abitasse il figlio di Tarquinio il Superbo, Sesto Tarquinio. Ma forse la residenza era della famiglia già nei decenni precedenti. «Di certo -dichiarano Fabbri e Bottini – c’è che quella casa regale ad un certo punto venne distrutta o meglio, venne smontato il tetto monumentale e gli ambienti vennero seppelliti fino a lasciare solo un tumulo di pietre. Una fortuna. Perchè proprio quel seppellimento ha consentito alla reggia di arrivare praticamente intatta fino a noi».

Costato fino ad oggi 60mila euro lo scavo deve ora continuare. Si spera di trovare il tetto e gli altri ambienti della regia. «Cercheremo di stanziare altre risorse», dichiara il sottosegretario Francesco Giro. «La speranza – conclude Bottini – è che si possa continuare a scavare. E che proprio qui, nello scenario meraviglioso di Gabi, si possa allestire un grande parco archeologico».

We’ll see if this gets any coverage in the English press …

via Gabii, svelata la reggia dei Tarquini Archeologi: testimonianza unica in Italia | Il Messaggero.